L'elezione del terzo presidente della Russia postsovietica, Dmitrij Medvedev, accresce, invece di sciogliere, gli interrogativi sul futuro del paese. Quale sarà il ruolo dell'ex presidente Putin, ora nelle vesti di primo ministro? Come si assesteranno gli equilibri tra i poteri forti sotto una diarchia, invece che sotto un'autocrazia? Il nuovo presidente terrà fede alla sua fama di occidentalista, e in tal caso, cercherà di dare vita a metodi più credibili sotto il profilo della democrazia? Ci vorrà tempo per fornire risposte. Per il momento, vale la pena di riflettere sul contesto politico che ha segnato il passaggio delle consegne. La "democrazia controllata" creata da Putin appare un'invenzione politica ormai sufficientemente consolidata, in grado di consentire una delicata, sebbene ambigua, transizione del potere. La Russia è un paese privo di un'autentica opposizione parlamentare, con un sistema politico dominato dal partito del presidente, con un sistema dell'informazione integralmente controllato dall'alto. Ma il presidente e il primo ministro ricevono una larga legittimazione popolare dai riti di una democrazia manipolata. I richiami ai precedenti storici, alla storia della Russia e a quella del comunismo, si sprecano. Ma nessuno sembra davvero soddisfacente. Franco Venturini ha acutamente paragonato la mossa di Putin a quella fatta a suo tempo dal leader cinese Deng Xiaoping: designare i successori ritagliando per sé il ruolo di un'eminenza grigia. L'immagine è suggestiva, ma è difficile dire se corrisponda davvero alla realtà della Russia di oggi, se non altro perché la personalizzazione della politica ha giocato e gioca un ruolo fondamentale nella costituzione materiale della "democrazia controllata". Lo sdoppiamento dei ruoli sembra perciò aprire comunque una contraddizione non facile da ricomporre. Proprio questa considerazione, però, ci rimanda a un passato più profondo e stratificato, fuori dai precedenti più immediati, che con Putin è riemerso e che ora si perpetua senza una prospettiva chiara. L'identificazione del potere in una singola personalità presenta radici forti nella storia russa e comunista. La mossa di Putin ne costituisce un tentativo di superamento o un modo per riaffermarne il carattere imprescindibile, mettendo insieme due figure che rappresentano in realtà un'unica "personalità politica"? (...)
Ancora un passato che non vuole passare?
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