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Il PD, Moro e Berlinguer

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La ricorrenza dei trent'anni dal rapimento e assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse ha costituito l'occasione per una rivendicazione di eredità da parte del PD. Con argomenti solo in apparenza simili, e per certi aspetti ambivalenti. Primo argomento. Moro ebbe coscienza della crisi della democrazia italiana e immaginò una democrazia compiuta, in un'epoca ancora segnata dalla guerra fredda. In un contesto storico diverso, il progetto del PD si inserisce in questa linea di pensiero. Secondo argomento. Moro e Berlinguer furono figure accostabili per la loro capacità di fare politica difendendo valori comuni e avendo a cuore gli interessi del paese. Nella missione del PD rientra proprio l'esigenza di contribuire a definire una cultura delle regole condivisa, e insieme uno spazio per il gioco politico.

Avere un'idea del passato è importante per costruire il futuro. Quando si verifica un cambiamento politico significativo, le tradizioni non sono sempre facilmente individuabili, in una certa misura sono da "inventare". Ma il problema è comunque quello della credibilità e degli obiettivi. Moro e Berlinguer condivisero il medesimo progetto politico o no? E la cultura politica del PD può dirsi in continuità con le loro rispettive culture politiche? Se si risponde di no, rispettando la verità storica, allora ci si richiama all'idea di una "normalizzazione" della democrazia italiana e di una liquidazione della storica "anomalia italiana" in Europa. Se si risponde di si, alimentando una leggenda, allora ci si richiama all'idea di una irriducibile "diversità" della politica italiana e si compie un'apologia dell'"anomalia italiana". Quale è la scelta del PD?

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