Nella recente storia della sinistra italiana le problematiche identitarie sono sempre state l'altra faccia di una incapacità espansiva. Il precedente ormai classico è rappresentato dalla "diversità" berlingueriana e post degli anni ottanta, quando la forza del PCI non trovò sbocchi politici e di governo. Anche la "gioiosa macchina da guerra" occhettiana degli anni Novanta ricalcò quel modello. La successiva vicenda dei democratici di sinistra non ha mai veramente liquidato la maledizione identitaria, malgrado l'esperienza di governo. Essi hanno sofferto sia di un deficit di identità ("la cosa2") sia di un eccesso di dibattito sull'identità ("dire qualcosa di sinistra"). Dopo la sconfitta elettorale, il PD corre gli stessi rischi. Di essere un partito dall'identità debole e però percorso da un orgoglio autoreferenziale. Non solo a causa della difficoltà delle due anime costitutive a fondersi in una cultura politica più unitaria. Ma perché il profilo culturale sinora emerso appare eclettico e indefinito. Si dirà che si è stabilita una più solida appartenenza riformista. Sarebbe ingiusto non riconoscerlo, è un dato nuovo nella storia della democrazia italiana. Resta però un interrogativo. Perché il richiamo a (quasi) tutte le più nobili tradizioni riformatrici della prima repubblica non suscita consensi più larghi e non si è tradotto in una proposta politica vincente? Tra le risposte, va considerata la possibilità che per liquidare definitivamente la maledizione identitaria serva una più coraggiosa soluzione di continuità.
L'identità del PD
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Va considerata anche la possibilità che all'elettore medio (quello a cui il PD si rivolge) non gliene freghi proprio niente delle questioni identitarie o dei richiami al riformismo. L'elettore vuole risposte concrete su temi pratici, e non c'è bisogno di elencarli, sapete benissimo di cosa parlo.
Walter
Da sempre credo che una identità vada ricercata nei fatti. L'identità non è un elemento ideologico avulso dalle posizioni concretamente assunte.
Dovremo costruire la nostra identità, quindi, a partire da un recupero delle nostre ispirazioni ma con le nostre proposte.
In proposito mi viene in mente il recente convegno sulle riforme istituzionali promosso da varie fondazioni.
E' un passaggio importante perchè per anni ho sentito parlare a sinistra di leggi antiribaltone, elezione diretta del premier, ridimensionamento del ruolo delle segreterie di partito.
Forse abbiamo recuperato - in un settore - le nostre ispirazioni pù autentiche.
Si tratta di farlo su scala più ampia.
maurizio