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Obama e il mondo

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La storica vittoria di Barack Obama verrà ricordata prima di tutto come il segno della vitalità della democrazia americana, sotto molteplici aspetti. La caduta della barriera razziale, come ha titolato il NYT. La capacità di rinnovare la rappresentanza politica e la classe dirigente. Il ruolo cruciale del volontariato e della rete. C'è però un altro elemento che compare in tutti i commenti ma forse attende di essere messo meglio a fuoco. E' il carattere mondiale di queste elezioni americane. Una vasta opinione internazionale ha visto Obama come una speranza e come un simbolo politico. Molte presidenziali americane sono state precepite come una svolta anche in passato, molti presidenti come protagonisti nel bene e nel male. JFK creò un'identificazione tra gli europei. Ma Obama ha creato un'identificazione globale. Su di lui si è espressa una "sovranità virtuale allargata" alla comunità internazionale. L'opinione globale può essere stata ininfluente sul risultato, ma si è espressa visibilmente prima del voto, e ha vissuto il suo esito come qualcosa che riguardava tutti non indirettamente, ma direttamente. Che significa questo? Non credo sia semplicemente una reazione all'era Bush. E' uscito di scena il presidente americano capace di raggiungere, alla fine del suo secondo mandato, i livelli più alti di impopolarità degli ultimi cinquant'anni sia nel suo paese sia nel mondo. Ciò aiuta a spiegare il "voto globale" per Obama, ma non basta. Il fatto è che Obama promette ciò che molti si aspettano ancora dall'America, ancor più in un tempo di crisi e di disordine globale. Una leadership autentica perché fondata sul meglio della tradizione americana. Questa idea ha molti e pericolosi nemici, ma anche una larga base di consenso disposta a un'apertura di credito malgrado i danni fatti da Bush. Nei prossimi mesi sarà possibile misurare davvero l'entità dell'anti-americanismo in Europa e nel mondo, e distinguerlo dall'avversione provocata dalle scelte irresponsabili della passata amministrazione repubblicana. Obama ha ricevuto dagli americani un mandato difficile e pesante, quello di portare il paese fuori dalla crisi economica, dalle divisioni civili, dalla guerra in Iraq. In più, il mandato di ricostruire il prestigio americano nel mondo, come egli stesso ha detto. Quest'ultimo obiettivo coincide, per moltissimi americani e non, con l'aspettativa di un cambiamento politico profondo non soltanto negli Stati Uniti, ma nella comunità internazionale.